Tag

, , , , , , , , , , ,

il-sonno-della-ragione-produce-mostri-goya-analisi

Il sonno della ragione genera mostri, diceva Goya. E’ vero, in special modo, per Macbeth.

083bd8cfe9

Non è un miscredente, il Macbeth di Justin Kurzel – come credo sia quello di Shakespeare- è un alienato. Fin dall’inizio. Estraneo al mondo, estraneo quasi alle sue azioni. Divarica, da subito, la frattura che esiste tra sé e gli altri, tra sé e la realizzazione di un pensiero limpido. Pieter_Brueghel_the_Elder_-_The_Dutch_Proverbs_-_Google_Art_ProjectA livello di immagine, lo si vede già durante le scene di battaglia- figurativamente si pensa ai quadri di Paolo Uccello con i volti di Brueghel-, una lotta furiosa che va, a tratti, al rallentatore e il cui ritmo si modifica in relazione alle ossessioni che emergono dalla mente del barone di Glamys, all’inconscio che appare in veste di streghe (addirittura 4 e non 3). Le streghe appaiono e lui si ferma, imbambolato, preso dal vortice mentale che lo rende diverso, solo, la morte va in slow motion, il sangue diventa petali, diventa ovatta per non sentire, per allontanarsi. Stare fuori. Il Macbeth di Kurzel non ci prova proprio a salvarsi, la sua strada è segnata, non è solo la vita stregata, è la vita guasta, la ragione inceppata, l’umanità lontana, il desiderio ossessivo che ha già scandito il passo della tragedia ormai compiuta. Compiuta prima di iniziare perché non c’è tragedia, qui, non in senso greco, almeno; c’è battaglia, sangue, morte. C’è l’inferno, e la sua descrizione. C’è solo discesa.

 

video-undefined-2962727000000578-107_636x358Oh, full of scorpions is my mind, dear wife“, dice. Questo momento vale il fim, l’interpretazione di Fassbender si riassume tutta in questa battuta, ed è geniale che la pronunci ridendo, sbottando ormai folle, sudato dallo sforzo di contenere qualcosa che ha già tracimato da un pezzo. macbeth-michael-fassbender

E poi una sola lacrima che scende. Il disordine. Fair is foul, and foul is fair.

 

 

E’ un eroe postmoderno, questo Macbeth, che mette in scena la vacuità del tutto, il ridicolo di una corona infeconda, di un mantello di un gigante sul corpiciattolo di un ladro, il ridicolo di una mente piena di scorpioni a cui non si può più opporre rimedio.

 

E’ un pazzo senza redenzione, Macbeth. Lo è anche nella scelta registica di presentarlo nella camera regale, con una lunga camicia bianca che assomiglia a quelle ospedaliere e fa venire in mente certi reparti psichiatrici. E’ un matto che vaga, mezzo nudo, in preda al delirio, la veste che lo copre a metà, vaga per la brughiera- le lande desolate del suo cervello- in cerca delle fatali sorelle, in cerca dell’ultimo azzardo. Non ha più niente, se non quello. E alimentarlo è l’unico modo per sopravvivere.

uQsa7uEy1bg.maxresdefault

E’ un mondo di silenzi, quello di Macbeth, un mondo dove il sospetto si annida negli occhi, dove la mente si perde nella paura di quella ragione che genera mostri. Non il suo sonno, ma la sua attività. E’ un mondo dove Banquo rivolge i suoi monologhi a un bambino spaurito che lo guarda come se fosse pazzo e lui non se ne accorge. E’ un mondo dove lady Macbeth trae la sua forza da un cristianesimo fatto di superstizioni, di gusci che suonano, di rametti cavi, di candele e figure orrorifiche dipinte ai lati della croce. E’ un mondo dove la violenza ha intontito tutti, li ha resi ebeti e sanguinari. Non c’è redenzione. E non c’è speranza. Questa Scozia è un posto maledetto, è rosso sangue, e neanche la fiducia riposta nel re giusto, Malcolm, può durare, perché quella corona è avvelenata. E i bambini hanno le ore contate. Il figlio di Macbeth è morto-il film si apre con il funerale del bimbo- e tutti gli altri dovranno perire.

tumblr_o1uh7pbLdK1te6usvo8_540

Questo di Kurzel è un altro Macbeth. Non quello di Shakespeare, qualcosa di diverso, giusto uno spunto da cui partire. Quello che proprio non capisco è il ruolo di lady Macbeth. Non ha forza, non ha funzione. vlcsnap-2015-12-01-18h55m59s30Brava, la Cotillard, nella scena che sarebbe poi quella del sonnambulismo, qui giocata nella cappella di Inverness in cui torna a parlare coi fantasmi, con quel figlioletto morto che apre il film. 3_jpg_1003x0_crop_q85Si è trasformata in una madonna addolorata. Lo sceneggiatore sceglie di dar credito alle parole della lady che dice che sa quanto sia dolce allattare ma che avrebbe fatto schizzare il cervello al bimbo se l’avesse promesso come Macbeth ha fatto (di uccidere Duncan) e ora tenta di sconfessare. Ma anche a questo credo poco perché il delirio è già evidente e non c’è rovello nella scelta. C’è solo pensiero rabbioso, involuto, caotico. Pensa, Macbeth, non sente. Non c’è. Non c’è niente che lo leghi a nessuno, se non quel sesso poco appagante che fa con la lady. Ma anche lei non sente nulla. Parla e basta. Vuole convincerlo. Perché, non capisco. Sono entrambi moderni e dissociati. C’è più Houellebecq che Shakespeare. Sono belle le immagni, sono belli i vuoti che danno sconforto ma Shakespeare è altrove.

2961EBAD00000578-0-image-m-83_1433522519950

TRAILER

Macbeth-2015