Tag

, , , , , , , , , , ,

Allora questa è la storia- è proprio questa la Storia- la storia che continuiamo a raccontare, a raccontarci, quel mantra che diventa mito moderno con cui confrontarsi, per dovere, per necessità, il mito dell’eroe d’oggi che va a scovare la verità- voglio mettere fine a queste bugie e a questi silenzi, dice-, è eroe solo perché parla e parlando scopre di essere anche lui colpevole, colpevole perché figlio- le colpe dei padri ricadono su chi?- colpevole solo perché nessuno è innocente ma parlare può perdere l’eroe che non supera la prova iniziatica, parlare è quel percorso, quella strada maestra, non è azione, non vendetta- vendetta per catarsi, come quell’altro ragazzo che deve rivivere tutto, per liberarsi dell’intruso che cresce dentro di lui, l’alieno, direbbe Fallaci.

Due film diversi, estremamente.

L’olocausto. Punire i colpevoli. Quali? Tutti. Sapendolo. Il labirinto del silenzio, regia di Giulio Ricciarelli. “Volevo raccontare contemporaneamente due cose: da una parte l’ampiezza della colpa che esiste in Germania, perché non sono stati solo pochi nazisti, è stato tutto un popolo a sbagliare, anche non resistere è stata una forma di collaborazione; dall’altra parte però non volevo giudicare. Ognuno di noi nella propria vita deve fare delle scelte giuste”, dice Ricciarelli.  trailer

La violenza su un minore. Seviziare il colpevole. Ottenere catarsi. similia similibus curentur. Omeopaticamente. Senza lasciare traccia, regia di Gianclaudio Cappai. Anche qui, mito su mito, Deucalione e Pirra: dalle pietre- quelle scagliate contro chi?-, l’uomo. Come sempre, brava Valentina Cervi, intenso e spigoloso, Vitaliano Trevisan. Michele Riondino non mi è mai piaciuto. E non mi piace, non mi convince. trailer