Tag

, , , , , ,

Quando comincia l’infilata dei portici penso che sarà lunga e che dovrò scontare molto per arrivare in cima. Ma in realtà bastano solo pochi minuti grazie alla spinta del fuoco delle mie turbolenze.

foto 3(4)

E’ la passeggiata di Vicenza ma per fortuna oggi è sabato e c’è poca gente che viene a chiedere perdono. Posso godermi la mia fatica, posso godermi il fuoco che mi rode dentro e salire, sentire il respiro che si accorcia, il fiato fresco che esce dalla bocca e il corpo che si scalda, si allunga, inizia a faticare. Brucia. Le foglie cadono, la giornata è appannata dal declinare della stagione e si sente il ritmo che rallenta, la vita che s’inabissa, inizia il lungo periodo di latenza. Eccoli, li guardo con dolore quegli alberi che si spogliano senza pudore alla luce velata del sole, quella luce vestita di malinconica foschia che ti mette il languore addosso, così estenuante nella sua pulizia, in questo suo essere dolce, disciplinato, col paesaggio che sfuma e vira nei toni del grigio, del bianco opaco, quel colore che attutisce il dolore cocente ma ne fa nenia. Eppure c’è il sole… figuriamoci, poi! Poca gente, molto silenzio, qualche parola che vola nell’aria a interrompere questo mio male melenso e vischioso, questo suo farsi ovunque, invadente, totale. Eppure sono arrivata fino al piazzale che si inchina sulla città fino a sfiorarla con un buffetto sulla guancia. Eccola, è tutta lì, racchiusa tra monconi di mura e ciò che rimane delle porte, il Duomo, la Basilica e le case che tra poco conoscerai a memoria. Piccolo mondo. Mi giro e mi dico: perché no?

foto 1(7)

Sta diventando un appiglio. Se non altro è un luogo dove la solitudine ha un senso, unico veicolo di contatto. Salgo i gradini della Basilica di Monte Berico, mi avvicino svicolando la zingarella ritta sulla porta ed entro in quell’universo di rosari. “Ave, Maria, piena di grazia…”. Una suora guida e tutti gli altri dietro. Il rito ha qualcosa di tremendamente affascinante, non può essere catalogato per religione. C’è una comunicazione e tanto basta, il resto è dominio della mente, il resto non è nell’ascolto, l’ascolto di quelle parole che diventano altro, diventano carne e sangue, diventano corpo e spirito, diventano oltre. Li ascolto “Ave, Maria…”, mi siedo un po’ nascosta dietro la grande colonna che mi protegge e resto lì finché ne ho voglia. Sarà poco il tempo, mi stanco facilmente, ma mi faccio testimone di quel che succede tra queste sante mura e guardo gli archi bassi, le lanterne rosse e tutte le preghiere della gente appiccicate alle reliquie, alle candele che bruciano, a quel soffitto basso che rende tutto schiacciato. Quando esco non c’è nessuna redenzione ad attendermi, solo un campanile che buca il cielo e, viceversa, una discesa in cui mi devo lanciare e a cui non ho nessuna intenzione di sottrarmi.

foto 2(9)