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Mentre penso alla bellezza di un film delirante e vero, Per amor vostro, mi deprimo notando quanta poca serietà sia rimasta nelle intenzioni delle persone, quanto tutto crolli alla prova della concretezza, della realtà di una vita che non controllano e che le assale come un mostro di un incubo paralizzante. E’ triste vedere il disfarsi delle ambizioni, del fantasticare. Mi chiedo cosa ci sia di tutto questo nella mia vita, in questa scelta di tornare in luoghi piccoli, chiusi dietro a balconi presto serrati, nei silenzi delle vie deserte mentre il bianco del cielo mi ricorda altre infanzie. Sì, molteplici. Come da compulsione di personalità. Le mie. Ho scoperto di vivere nel mondo di avidità perché non mi basta mai. E ora invece resto. E questo weekend ho pensato: tutto muore, si spegne, il cielo si fa bianco come cotone fitto fitto, non si respira in quest’odore di inverno che deve ancora arrivare, eppure è tutto lì racchiuso in quelle scarpe lustre, perfette, che guardo mentre avanzo a occhi bassi e le luci del pomeriggio ingioiellano il Corso. Passano le donne, le signore, le acconciature semplici e il denaro per paletot. E’ tutto uno struscio di intenzioni. Io non le voglio. Me ne rendo conto. Io respiro in quest’aria, libera di volerne morire, tanto pazza da voler vedere il fondo di questa tristezza, di questa immensa frustrazione, libera di piangere perché non mi conformo e me ne dolgo, mio dio, me ne dolgo tanto. Ma poi faccio come voglio e il rancore rimane lo stesso e la città continua con la sua indifferenza feroce. Ed io ripenso al film che è proprio questo, un’inferno in bianco e nero in cui si può aprire una finestra a colori e impedire alla tempesta di spazzare via la casa dipingendovi gabbiani. Superba la Golino che mi riconcilia con le attrici italiane. Molte grazie di aver realizzato questo poema della sofferenza e dell’incapacità di conformarsi.

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