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7c55f04cbf24d15b32ff7b75695fa3a6_1Vedi qui il trailer de IL GRANDE QUADERNO.

Seconda guerra mondiale, solo uno sfondo, un pretesto per dire di ciò che non è più. Si sa che c’è la guerra ma non si vede mai se non nell’ombra degli aerei che bombardano la città (quale?), nelle divise, nelle armi o nella degradazione, soprattutto morale, che si fa largo tra gli uomini.

grande_qyuaderno-700x430Due gemelli vengono portati in campagna dalla nonna (tutti la chiamano “la strega”) e lasciati lì perché stiano al sicuro. Dovranno imparare a sopravvivere, cosa che faranno annotando i loro esercizi di rafforzamento (sempre più brutali e votati all’insensibilità) su un grande quaderno.

Tutto sta nel non essere separati perché insieme si può e ogni prova è solo una tappa dell’addestramento. Dopo ci sarà la vita vera ma come fosse un deserto, una landa senza inizio né fine, l’indifferenziato. Due gemelli, un unicum. La fine di questo rapporto è la fine della speranza, l’ultimo brandello di umanità. E’ la guerra, ci si abitua a tutto pur di riuscire a non soffrire il dolore, la fame e il freddo. Il grande quaderno è solo l’oggettivazione di una progressiva disumanizzazione, del risultato della guerra che allontana anche gli affetti più stretti. La madre dei gemelli tornerà con una nuova vita, in un ultimo tentativo in cui non crede neanche lei; immagine_il-grande-quaderno il padre tornerà ma pensando solo al suo orrore personale e se ne andrà presto. Verrà usato a sua volta come carne da macello, come agnello sacrificale per raggiungere l’altra sponda, l’altrove che è solo la continuazione della crudeltà e della solitudne più atroce di questa sponda. Non cambia nulla. Tutto è deserto dell’anima. Tutto perde di valore. E si va sempre più giù, si avverte la rarefazione e non si respira più, tutto è piatto e insignificante anche quei gesti che sembrano aprire uno spiraglio alla speranza, poi si perdono nel nulla: l’ufficiale che in qualche modo li protegge, sparisce dopo averli curati; la nonna muore e bisogna seppellirla. Punto. Non c’è altro. Le amicizie finiscono (il calzolaio dall’animo buono viene subito deportato, Labbro Leporino finisce sfiancata sessualmente dall’esercito di liberazione) e anche gli angeli biondi sono in realtà un sozzo demonio.

Il-grande-quaderno-2Meravigliosa e orrenda la nonna. Grassa e sporca. Dentro e fuori. E se un briciolo di tenerezza le rimane è solo perché è vicina alla morte. Poi sarà di nuovo polvere. E la landa dove si consuma la separazione dei gemelli è solo un intreccio di linee, tra la terra e il cielo, in mezzo a una verticalità di pali e alberi spogli che non aspira più a nessun divino.

Siamo questi? Miriamo a questo? Al di là della progettualità furiosa, dove stiamo andando?… ed una tomba ignuda mostravi di lontano…

Io, quella sera, andavo a casa e, uscita dal cinema, guardavo con occhi stralunati la città che stava già chiudendo le sue porte e le strade erano quasi deserte. Le 20.30. Io uscivo dal cinema con la desolazione di quei pali insignificanti, di quel vuoto che avanza e cancella le tracce dell’uomo e tutt’intorno la gente si ritraeva silenziosa. E’ una città composta, Vicenza, una città che si sottrae.

Il grande quaderno mi ha ricordato Dogville di von Trier, molto diverso certo ma… quel deserto finale è lo stesso, la necessità di separarsi è quella. Ed è la fine. Anche quella sera guardavo la città con occhi stralunati anche se pullulava di gente. Era Roma. Ma quando la mente è sconvolta ogni città si assomiglia.

Buonanotte.