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Apro la finestra mentre l’aria umida di pioggia riempie la stanza, balla un brivido sulla mia pelle ed io mi butto sul letto e leggo, ricordando il Premio Antonio Fogazzaro…..

Se immagino i giardini della Guastalla

la notte

Se immagino i giardini della Guastalla, oltre le finestre immense della biblioteca, mentre cala il crepuscolo, e io ho ancora ore da spendere in questa angoscia della vita, vedo una natura segreta e primordiale che brulica, quasi a dispetto del mio dolore; vedo che rada si fa la gente con i cani a passeggio, le badanti che raccontano un po’ di memoria agli obliati anziani, il popolo dell’atletica da giardino e del fitness, gli studenti a caccia di sole. Vedo l’imbrunire del solitario, dello psicofarmaco, del televisore acceso sul rumore bianco.

Se immangino la vita segreta del giardino, non immagino un giardino segreto, ma l’indaffararsi di merli in attesa della cruda sera (e della cruda notte), le luci dell’Ospedale Maggiore dove un malato si affacci e senta il fresco del buio gremito d’auto e di cinguettio e, infine, il silenzio: il silenzio da tirare per i capelli tra un calcson e il gas di una moto, tra un vociare e una risata, tra la luna e il crepitare odoroso della notte.

(VIVIANA FASCHI da Lo spleen di Milano, Nuova Editrice Magenta, 2014)

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