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Godere di ogni istante che ti scorre nelle vene,

succhiandone rosse gocce di verità-

stupefacenti

quanto più ti liberi da tendine velate d’apparenza.

Apri le finestre respirando a pieni polmoni,

Quell’aria che ti entra dentro,

Aria, aria che smuove, aria che spazza,

E non puoi più farne a meno-

Non lo vuoi, non più-

Mentre piangi gioia che cola giù dagli occhi,

Che cola sui tuoi muri spenti

E cola come rimmel che disegni fessure di possibilità al mondo.

Sbocciano fiori di loto, laggiù in quello stagno piccino

Dove la vita brulica in una tartaruga

Che gode dei raggi del sole stiracchiando le sue zampette buffe,

Vecchie come il tempo che non si dà per vinto.

E neanche tu ti dai per vinta,

Perché non c’è niente che tu possa temere

Se quella barra pesante che avverti ora in te,

Rimane al centro

-Un attimo e la tua estasi è perfetta.

Un timone che porta dove tutto ti parla di casa.

Eccola, infatti, laggiù, dopo questo mare,

Che tu vedi in tempesta,

ma le cui onde ti portano,

Più in fretta,

Sul cuore caldo degli affetti,

Quelli che nessuno ruba, come un ratto scaltro nella notte,

Saldi, dove il tuo amore pompa sangue che non si cancella.

E ora le vedi, tutte lì, in trasparenza,

sorridenti,

In fila.

Le riconosci una ad una.

Che bello ritrovarvi, rivedervi, riparlarvi!

La signora dai capelli bianchi, la vecchia nonna affascinante;

E lei, bella dagli occhiali fumé,

Quel profumo che ti possiede e non ti abbandona;

E poi l’ultima donna della casa, occhi neri, decisi fino all’anima,

guardiana guerriera.

Sono lì,

donne che ritrovi,

leggère dopo il volo che ristora,

Donne che ti aprono la porta di una casa che parla

Di voi.

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