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Non credo che userò molte parole, non ne ho di abbastanza evocative per rendere la giusta impressione di questo libro straordinario. Le qualità: la trasparenza, l’intangibilità di un sentire purissimo, vibrante, il rispetto per le anime e le cose che le accompagnano, per una periferia che è sintomo dilagante di bellezza altissima. Ancora una qualità: estrarre meraviglia, incanto dal grigio, dalle rughe del cemento e rendere questa materia limpida, come l’aria tersa che riconcilia con la dissonanza.

Davanti avevo le finestre e squarci di luce che salivano al cielo e disegnavano la figura del palazzo, e sotto un pulsare di astro sbriciolato, nei fanali e nei lampi degli abitacoli, come una forza che non si potesse contenere. Una materia carica di urgenza e di vibrazioni, privata di ogni senso di immortalità, e dunque preziosa.

Un libro che sembra scritto di musica. Quest’amore che contiene così chiaro, impudico, senza ombre… Un amore che nasce dalla magia leggera che sgorga dalla contemplazione, che diventa pensiero liquido, materia incandescente, iridescente. Avrei tanto voluto scrivere un libro così. Un libro che parla di nostalgia, di compassione, che parla di un noi così definito da divenire casa, una “casa rombante”.

Vorrei dire: in quella casa senza bellezza, lontani per qualche ora dall’orizzonte basso del lavoro, il desiderio di parlare un po’ di quello che è accaduto, di ascoltare, di rallentare il tempo prima del sonno, per stare ancora assieme, ora, vorrei dire, siete nel punto più alto. E non c’è vertigine più grande di quella di sentire di esserci.