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Quando si dice che un testo, e la sua interprete, riescono ad emozionare…

Ho avuto modo di vedere lo spettacolo Il raccoglitore di Michele Santeramo, diretto e interpretato da Cecilia Zingaro, in scena dal 18 al 23 maggio all’Apulia Fringe Festival.

Tutto ha origine dall’acqua, l’acqua che è l’elemento che dà la vita ma è anche quello che può toglierla e, così facendo, restituirci il senso di tragedia immane che ben conosciamo, oggi, dalle cronache del mare. All’inizio dello spettacolo, però, è solo il luogo della libertà, della spensieratezza, del gioco, della leggerezza. Il luogo del dialogo con la madre, o una sua possibilità di essere. Il luogo dove i pensieri logoranti, ossessivi, castranti, smettono di essere tali. Un luogo, forse, ideale. Un luogo che ha un confine ben definito: il tempo. Il tempo della realtà. Il tempo della società che ha i suoi ruoli da sostenere. Un compito arduo per un ragazzino che si illude di poter mantenere quello standard, quello status raggiunto in un breve attimo di comunione con il mondo. Quell’attimo irripetibile che non torna. Lo spettacolo intende dipanare la storia di un ragazzo che ha l’ossessione di salare i cibi al punto giusto e che finisce per mettersi nei guai. Lo ritroviamo durante l’interrogatorio (la voce registrata è quella di Paolo Bonacelli) in cui lui cerca di giustificarsi, di farsi comprendere, di far accettare il suo punto di vista. E qual è il confine tra il bene e il male? Fin dove può spingersi un ragazzo dalla sensibilità esasperata pur di non deludere mamma e papà?

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Cecilia Zingaro

Straordinaria la faccia dell’attrice, Cecilia Zingaro, che ha già l’arduo compito di interpretare un ruolo scritto e pensato al maschile e che lei ingentilisce giusto quel tanto che basta per rendere la fanciullezza, una giovinezza ingenua e disperata ma anche affascinante per l’estremo bisogno che riconosciamo nostro e che ci rende tutti un po’ bambini in richiesta d’amore, di riconoscimento. La delicatezza dei suoi sorrisi, dei suoi entusiasmi, di contro a quel dolore sordo e tagliente che esclude, che rende estranei gli uni agli altri, il padre al figlio, il figlio alla madre, l’uomo all’altro uomo. Mentre è nell’elemento dell’acqua che il ragazzo si riconosce, è lì che è libero di esistere senza tutti quei tic che gli inceppano la testa (anche questa una bellissima trovata dell’attrice), tutti quei pensieri contorti, alienanti, che vorticano- esattamente come quel gesto che l’attrice ripete in un loop che non ha necessità di dire con parole e che fa apparire tutto così immediato, chiaro.

Non ha bisogno di molto il nostro teatro, solo di un cuore generoso che ci mostri la strada per riappropriarci di un mondo interiore non stereotipato che, unito alla nostra capacità di sognare, ci parli degli inalienabili diritti dell’uomo. Di essere, appunto, uomo. Nella sua bellezza. Ma anche nella sua caduta.

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Cecilia Zingaro in Mandragola, regia di Jurij Ferrini

Cecilia Zingaro in una scena del film Latin Lover di Cristina Comencini

Cecilia Zingaro in una scena del film Latin Lover di Cristina Comencini

IL RACCOGLITORE di Michele Santeramo, (drammaturgo vincitore del Premio
Riccione 2011) – in scena e alla regia, Cecilia Zingaro (attrice diplomata
alla S. D’Amico che, oltre alle tante esperienze teatrali, vanta il ruolo
di Saveria, in Latin lover , l’ultimo film di C. Comencini) – voce narrante
Paolo Bonacelli – video di Ileana Zaza – spettacolo in collaborazione con
Progetto U.R.T. srl