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6371162605_aa270f4ce2_b“Il vicolo era chiuso in fondo dal fianco di un’alta casa rossa, che era l’abitazione dei custodi del palazzo Revedin, mentre all’inizio s’incuneava una sporgenza della cucina della signorina Pina, la sorella del parroco di Sant’Agnese. La sua finestra era l’occhio di Dio, cioè del parroco, di don Onofrio, sul vicolo. Ed era un occhio che poteva penetrare anche i muri e frugare le tenebre. Entrava con la stessa facilità nelle prime due case, che la signorina Pina chiamava l’inferno perché lì viveva gente che già la si poteva contare fra i dannati, come nelle ultime due, che chiamava invece il purgatorio, dove le cose non andavano del tutto male e c’era ancora qualche speranza di salvezza. Nessuno nel vicolo poteva far nulla senza che la signorina Pina vedesse o venisse a sapere. Dietro l’inferriata e i balconi sempre socchiusi, in quell’angolo da cui non arrivava quasi mai segno di vita, il suo osservatorio funzionava giorno e notte”.

Elio Chinol, La vita perduta.