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Lo chiamavamo vicolo quel budello con quattro case dove abitavamo, ma non era veramente un vicolo; era piuttosto un’escrescenza, come ce n’erano altre e ce n’è tuttora qualcuna, dietro l’ampio e luminoso borgo Cavour,

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Porta Santi Quaranta, Treviso

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Piazza del Duomo, Treviso

che dalla Porta Santi Quaranta corre dritto verso il centro di Treviso, biforcandosi in fondo nelle vie Canova, a sinistra, e Riccati, a destra, che confluiscono entrambe in piazza del Duomo, una delle maggiori della città. Chi attraversava quel tipico borgo veneto, con la sua bella porta rinascimentale, la chiesa di Sant’Agnese costruita in stile palladiano agli inizi del Seicento,

Chiesa S. Agnese, Treviso

Chiesa S. Agnese, Treviso

i palazzi signorili e le vecchie case dal tetto spiovente, l’elegante sfilata dei portici su entrambi i lati, quelle escrescenze non le vedeva e non poteva immaginarle.Era ciò che si nascondeva dietro le quinte, dietro l’aspetto sobriamente scenografico, ordinato e tranquillo di quello come di tanti altri borghi veneti. Erano un po’ anche come la miseria veneta, il più delle volte nascosta e segreta sotto un’apparenza di decoro piuttosto che sfrontatamente manifesta come nel Sud.

(da Elio Chinol, La vita perduta, Milano, Longanesi, 1974, pag. 1)