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Il gran teatro del mondo!

Me ne convinco sempre più di quanto tutto sia solo l’apparenza di un’essenza. Espressione occasionale ma non fortuita e insignificante di una Legge, non superiore, semplicemente esistente. Come se tutto questo agitarsi sulla scena fosse davvero solo il riflesso, lo scintillio della stella che muore ma che, in realtà, vive molto di più di quell’illusorio splendore. Vive e si trasforma. Sempre. Appare e scompare. Ritorna. Eternamente. E gioca/recita (jouer in francese e to play in inglese lo restituiscono bene) la sua parte. E rimarebbe sempre bambina che crede alle ombre e le anima- sacrificando loro- se dovesse essere umana.

Domani e domani e domani… lentamente

il domani si insinua, giorno dopo giorno,

fino all’ultima ora del tempo prescritto.

E tutti i nostri ieri hanno illuminato a degli sciocchi

La via alla polverosa morte. Spegniti, piccola candela!

La vita non è che un’ombra che passa, un povero attore

che s’agita e si pavoneggia la sua ora sulla scena,

e non ne resta più memoria: è il racconto

di un idiota, pieno di rumore e furore,

che non significa nulla.(1)

Un’ombra che passa ma a cui la stella bambina/attrice, che ha scelto di giocare, attribuisce un significato spaventoso, che è sorpresa di una maschera, una finzione o una funzione. Con tutti i personaggi che sciamano e attraversano la scena, forme diverse, strane sembianze, a prima vista. Ma poi puff!, oltre la superficie, vedi la trame, ne osservi le scie impalpabili, ne vedi l’essenza.. attraverso.. e quel velo illusorio si trasforma in alone luminoso… numinoso ma immanente….della cosa in sé. Che appunto è. La trama degli eventi.

E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia anche alla corda gettata a terra che egli prende per un serpente.(2)

Foto di Federico Garibaldi

Foto di Federico Garibaldi


(1) W. Shakespeare, Macbeth, Milano, 1971, trad. Elio Chinol.

(2) A. Shopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione.

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