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Mi è capitato, oggi, di vedere un sito che pubblicizza le “Rilke Promenade – Passeggiate letterarie” (http://www.gardatrentino.it/cms-01.00/articolo.asp?IDcms=1448 ) e mi sono fermata a pensare quanto l’anima dei luoghi informi la nostra vita, quanto le asperità e le dolcezze del paesaggio possano influire sui nostri stati d’animo, quanto influenzino il nostro modo di vedere le cose, la nostra visione del mondo, la Weltanschauung. Quanto ci portiamo dietro (e dentro) del luogo natìo, quanto ci influenzano gli orizzonti davanti a cui siamo cresciuti, che ci hanno visto diventare grandi nel trapasso delle stagioni? Sempre caro mi fu quest’ermo colle…..

6Rainer Maria Rilke fermo non è stato mai. Ha sempre viaggiato, inquieto e curioso di scoprire nuove terre e nuove amicizie, rapporti umani e letterari. Ha visitato l’Italia, la Spagna, la Francia, la Svezia, l’Egitto, la Russia e si spostava di continuo. Ma da questo viaggio incessante ha ricavato materiale prezioso per la sua arte. Ha preso dai luoghi per restituire poesia.

Dimmi, qual è il tuo compito, Poeta?
– Io celebro.
Ma il Mostruoso e il Micidiale,
come l’accetti, come lo sopporti?
– Io celebro.
Ma il Senzanome, ma l’Anonimo,
come, Poeta, tuttavia lo nomini?
– Io celebro
Donde trai il tuo diritto d’esser vero
in ogni maschera, in ogni costume?
– Io celebro
E come può la quiete ed il furore
conoscerti, la stella e la tempesta?
: – perché io celebro.

Certamente oggi le manifestazioni e gli eventi che tendono a riproporre e a celebrare i poeti e gli scrittori che hanno attraversato, e abitato, i luoghi sono moltissime. Altrettanti scrittori hanno raccontato i loro viaggi, ne hanno lasciato un diario.

La_MaddalenaLa poetessa Antonella Anedda scrive Isolatria. Viaggio nell’arcipelago della Maddalena.

L’ammaestramento del paesaggio di un’isola avviene attraverso lo spezzarsi continuo di ogni abitudine. Esattamente come per la poesia l’orizzonte deve essere ogni volta ridefinito, ogni volta il corpo deve modularsi su uno spazio e un tempo senza certezze. Non esiste consolazione, si è ogni volta in balia di elementi diversi, di diverse condizioni. Alcune parole che a volte usiamo per la meteorologia possono applicarsi agli stati d’animo: calmo, agitato, variabile. Dire “io sono il tempo” significa vedere se stessi come fenomeno. La prima persona non è diversa da una nuvola, l’io diventa un paesaggio.

Scrive su Doppiozero (http://www.doppiozero.com/rubriche/8/201102/isole), riprendendo le parole del libro. L’io è un paesaggio, appunto.

villa-valguarnera1Dacia Maraini traccia lo schizzo di Bagheria e descrive il suo primo incontro con il paese, con la villa Valguarnera, nel 1947, dopo la prigionia in Giappone: ne sente gli odori, ne vede i colori, i luoghi, le persone.

A ricordare quel viaggio mi si stringe la gola. Perché non ne ho mai scritto prima? Quasi che a metterla su carta, la bella Bagheria, a darle una forma, me la sentissi cascare addosso con un eccessivo fragore di lontananze perdute. Una fata morgana? Una città rovesciata e scintillante in fondo a una strada pietrosa, che ad avvicinarsi troppo sarebbe svanita nel nulla?

dacia_marainiE’ dunque importante, e interessante, fermarsi un attimo di più a respirare il luogo e le informazioni che dà, che passa quasi sotto pelle, fornendo uno degli strumenti principali con cui costruire il nostro modo di approcciarci, di reagire e di essere nel mondo. Maraini parla, finalmente, della Sicilia, aprendo

una porta rimasta sprangata. Una porta che avevo talmente bene mimetizzata con rampicanti e intrichi di foglie da dimenticare che ci fosse mai stata; un muro, uno spessore chiuso, impenetrabile. Poi una mano, una mano che non mi conoscevo, che è cresciuta da una manica scucita e dimenticata, una mano ardimentosa e piena di curiosità, ha cominciato a spingere quella porta strappando le ragnatele e le radici abbarbicate. Una volta aperta, mi sono affacciata nel mondo dei ricordi con sospetto e una leggera nausea. I fantasmi che ho visto passare non mi hanno certo incoraggiata. Ma ormai ero lì e non potevo tirarmi indietro».

Il luogo descrive il nostro modo d’essere, lo rispecchia, lo accompagna, fedele. Dunque riscoprirlo sarà come dare nuova possibilità al contatto umano, tornare a chiedere udienza al re del posto: la comunità che lì vive. E anche questa volta saranno non solo parole ma sensazioni che poi si tradurranno in parole dense e cariche della nostra storia di relazioni. Saranno parole in grado di raccontare l’anima profonda dei luoghi, il loro valore sentimentale e reale e permetteranno agli altri di orientarsi in questa mappa del cuore, traendo dalla vita altrui, la capacità di rialzarsi, di ricostruire la comunità intorno a cui stringersi solidali.

Tacito amico delle molte lontananze, senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro.
Con le fosche campane nella cella oscillando
rintocca anche tu. Ciò che ti consuma

diverrà forza grazie a questo cibo.
Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Qual è la tua esperienza che più duole?
Se t’è amaro il bere, fatti vino.

In questa notte in cui tutto trabocca
sii magica virtù all’incrocio dei tuoi sensi,
dei loro strani incontri sii tu il senso.

E se il mondo ti avrà dimenticato,
dì alla terra immobile: Io scorro.
All’acqua rapida ripeti: Io sono.

Rainer Maria Rilke.