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10489917_425365480938809_7003471497342373010_nMisteriosa e affascinante, Giovanna Giolla.

Femminile e sfuggente. Diversa. Fuori dal coro.

Interessante.

Sono tutte sensazioni che mi arrivano mentre cerco di capire cosa scrivere del suo libro. Ora comincia la vita di Isabel.

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Deve morire qualcosa di me perché io possa iniziare a scriverne, come succede a Isabel. Devo trovare nuove parole per raccontare contenuti che vanno oltre il razionale, e vanno a toccare qualcosa che si conosce ma che non si spiega. Bisogna cadere nella tana del Bianconiglio (l’altra sera, guarda caso, hanno dato Alice in Wonderland alla Tv, quello di Tim Burton) Alice-in-Wonderland-001 oppure entrare nella foresta di Puerto Viejo in Costa Rica e perdere la cognizione del tempo, (lo chiede Nonna Artiglio a Isabel). Nulla è come sembra e l’ordine abituale delle cose viene sovvertito. E allora bisogna fidarsi fino in fondo anche del peggior nemico per capire che in realtà è solo l’altra faccia della medaglia dell’amore più grande.

Isabel entra nella giungla per salvare la costa dai trivellatori di petrolio. Entra nella giungla per fuggire a un dolore, “consumata da un addio, o dalla solitudine”, e ne fa missione.

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Con un salto che mi sembrò un tuffo entrai nella giungla. La sua essenza pulsava di rumori, sapori e battiti d’ali, come un megaconcerto pop, dove una folla in delirio batte le mani fino a screpolarle.

Isabel si sta trasformando, non è più una bambina. Ora, per la prima volta, è la protagonista della sua storia. Una storia da attraversare, a cui aggrapparsi come antidoto alla paura, paura di quel mondo scuro che cresce dentro, un universo informe e fuori dal tempo.

Sto scomparendo un centimetro dopo l’altro dentro la follia, a causa di questo insopportabile rumore, che mi sta distruggendo. Se ci fosse qualcuno insieme a me, lo sentirebbe? La voce interiore continuava a mugolare bassa e costante, trasformandosi in un rumorino da nulla, liquido e gongolante. Nessuno mi aveva spiegato che il dolore somigliasse così tanto alla paura. Alla paura di avere paura.

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«Il dolore o la disperazione che nasce dalle grandi passioni o illusioni o da qualunque sventura della vita non è paragonabile all’affogamento che nasce dalla certezza e dal sentimento vivo della nullità di tutte le cose, e dell’impossibilità di essere felice in questo mondo, e dalla immensità del vuoto che si sente nell’anima». Dice Giacomo Leopardi nello “Zibaldone” (140, 27 giugno 1820)

E, forse, essere strappata dalla sua terra- Barcellona- dalla certezza degli affetti familiari, dal padre amato, può essere paragonato a questo affogamento che descrive Leopardi e che ha bisogno di una morte per poter ristabilire saldamente una tendenza alla felicità. Isabel la ristabilisce quando diventa consapevole.

Mi resi conto che soltanto io potevo proteggermi da quella deformità oscura che si stava creando, sostituendo alla realtà.

E allora chiede. E rimane con ciò che trova.

Sceglie.

Buona vita, Isabel!

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