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image_largeL’ho comprato al mercatino dedicato alla raccolta fondi per Emergency, il 12 ottobre, alla giornata Sierra Leone organizzata dal Festival della Letteratura di Milano per sensibilizzare a proposito dell’ebola e di quello che Emergency sta facendo o di quello che ha davvero bisogno. Ne ho parlato al link qui sotto:

https://rossellapretto.com/2014/10/13/giornata-sierra-leone-emergency/

Quel giorno, ho preso Marina e Denti bianchi di Zadie Smith di cui ho pure scritto, pochi giorni fa, qui:

https://rossellapretto.com/2014/12/15/denti-bianchi-romanzo-desordio-di-zadie-smith/

Ho letto Marina solo nei giorni scorsi. Avevo voglia di una lettura disimpegnata e il romanzo mi ha fatto l’occhiolino. L’ho preso dalla libreria e ho iniziato l’avventura…

Ci sono i mostri a Barcellona, escono di notte e puzzano di cadavere. Un alito fetido di bestia e la consistenza di un’ombra malevola dagli occhi vuoti. Zafón racconta la perdita, la nostalgia, la mancanza attraverso una storia che tiene con il fiato sospeso. La mancanza che si sente è quella delle radici che riconnettono immediatamente alla giovinezza, agli anni della formazione. Dopo, tutto sarà diverso.

Oscar è un ragazzino infelice che vive una storia più grande di lui: l’incontro con Marina. E non sono niente, i mostri, a confronto dell’emozione che gli provoca quella ragazza.

Una bicicletta emergeva lentamente dalla bruma. Una ragazza vestita di bianco avanzava verso di me, pedalando lungo la strada in salita. L’alba in controluce permetteva di scorgere la sua silhouette sotto il vestito di cotone. I lunghi capelli color fieno ondeggiavano coprendole il volto. Rimasi immobile, guardandola avvicinarsi, come un imbecille durante un attacco di paralisi. La bicicletta si fermò a un paio di metri da me. I miei occhi, o la mia immaginazione, intuirono il contorno di due agili gambe che si posavano a terra. Risalii con lo sguardo il vestito che sembrava uscito da un quadro di Sorolla fino a imbattermi nei suoi occhi, di un grigio così profondo da poterci cadere dentro. Erano fissi su di me con un’espressione sarcastica. Sorrisi e feci la mia migliore faccia da idiota.

La parte più bella del libro sta appunto nel loro avvicinarsi, nelle loro ritrosie, e nel profondo senso di grazia che emana dalla casa che li vede vicini, eppure così impacciati, pronti a vivere lo sconvolgimento esteriore ma non quello del cuore.

E’ una Barcellona, scura, pioviginosa, notturna e fonda, quella che emerge dal racconto. Una città che affascina, piena di misteri e luoghi nascosti. A cominciare dal collegio, la cui “spigolosa sagoma color argilla era un rompicapo di torri, archi e ali tenebrose”.

134916965.gyNvi49T.IMG_4649E poi la casa di Marina, in una via del tratto settentrionale del Paseo de la Bonanova, pieno di ville in rovina, “palazzi invasi dalle erbacce e dall’abbandono, su cui la memoria sembrava galleggiare come nebbia che non vuole dissiparsi”.

jlnj 004O ancora il cimitero in cui tutto ha inizio. “Il cimitero di Sarrià è uno dei luoghi più nascosti di Barcellona. […] I pochi che sono in possesso del segreto sospettano che questo vecchio cimitero sia, in realtà, un’isola del passato che compare e scompare a suo capriccio”.

Animazione5E poi ci sono le passeggiate di Oscar a Sarrià e le soste nella piazza con Marina.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ qui a Plaza Sarrià che Óscar cerca Marina, è su quelle panchine che spera di vederla mentre il male se la porta via. “Ammazzavo il tempo vagabondando per i luoghi in cui ero stato con Marina. Mi sedevo sulle panchine di Plaza Sarrià sperando di vederla passare…”.

Ma i protagonisti si perdono anche nella città vecchia, nelle Ramblas, nella città sotterranea e il suo sistema fognario, al Gran Teatro e ancora alla stazione Francia e al mare…

Qui sotto un link in cui trovare notizie interessanti sulla città descritta nel romanzo:

http://lospasosdezafon.blogspot.it/2013_11_01_archive.html

V_978-3-10-095401-5Ma più che un viaggio fisico, Marina è un viaggio nella e della memoria, non solo in compagnia dei mostri che ogni ricordo porta con sé, ma un percorso dolce amaro che conduce a casa. Direttamente. E la parte più bella è proprio lì, nell’incontro e nell’allontanamento di due anime fragili.

Per anni sono fuggito senza sapere da cosa. Credevo che, correndo più in fretta dell’orizzonte, le ombre del passato non avrebbero intralciato il mio cammino. Credevo che, mettendo tra me e loro una distanza sufficiente, le voci nella mia testa si sarebbero zittite per sempre.

Non è così. Perché ogni passato reclama il suo presente.

Buona lettura…. ♥♥♥

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