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Mi ispiro questa settimana a un articolo di MariaGiovanna Luini, scritto per Cultora, per riflettere su un grande tema, approfondito in letteratura, ma che è parte integrante della vita di tutti i giorni, di tutti noi, nessuno escluso: il dolore.

http://www.cultora.it/parlare-di-dolore-natale-parlarne-tutto-lanno/

Luini si interroga sulla rimozione del dolore nella società di oggi, sul fatto che non sia mai il momento giusto per parlarne, non a Natale, figuriamoci! e, a conferma del suo diverso modo di intendere la cosa, cita l’intervista fatta con Carlo Verdone durante la quale emerge chiaramente proprio questo dato: il dolore è un’esperienza imprescindibile per imparare funzionamenti, sentimenti, stimoli e storie legati alla nostra comune appartenenza di esseri umani.

Carlo-Verdone

Quando ho intervistato Carlo Verdone in un video per IEO sono stata felice che concordasse con la mia visione di lui: non è un comico, è un artista. Un artista profondo, colto e triste che sa tirare fuori il lato paradossale, ironico, drammaticamente risibile della vita. Allora da qualche parte c’è il trucco: forse è il modo in cui parliamo di dolore, sta tutto lì. E’ il dolore a muovere il mondo e la sua creazione, è il dolore che porta a scoprire l’importanza dell’amore. E’ il dolore che si insinua nella nostra paura di parlarne a Natale.

“E’ il dolore che porta a scoprire l’importanza dell’amore”, dice.

oltre il dolore

oltre-il-dolore-copertinaIl dolore ha molte forme e varie origini, può essere classificato e schedato, imbrigliato ma al fondo di tutto c’è una questione di percezione e una di relazione io/tu perché, come dice Umberto Veronesi nel libro Oltre il dolore, scritto a quattro mani con Luini:

Nella mia vita ho visto centinaia di casi terminali e ho capito che la maggiore sofferenza non è il dolore fisico ma la solitudine, l’impossibilità a dialogare, il senso di emarginazione e la percezione di espulsione dalla società alla stregua di un “rifiuto”.

Per Veronesi la solitudine è una “condizione normale”, nasciamo soli. Ma il nodo fondamentale della questione è come uscire da quella solitudine esistenziale per ricongiungersi a quella parte pura e intoccabile dell’uomo che lo connette empaticamente con l’altro da sé. Per quanto riguarda il dolore:

Il primo pensiero quando si desidera aiutare qualcuno è quale sia la chiave, quale il metodo migliore per fare sentire amata quella singola e specifica persona, proprio quella lì e non altre. […] La solitudine è anche esito di incomunicabilità: quando esiste un dolore fisico è quasi certo che tra la persona sofferente e il mondo si creeranno divergenze verbali, si accumuleranno silenzi dovuti in parte alla certezza di non essere in grado di raccontare agli altri come si sta (alessitimia è la “mancanza di parole per le emozioni”), in parte alla difficoltà di trovare elementi che vadano davvero bene per consolare, alleviare la prostrazione, fare compagnia.

Il libro prosegue dando spunti di riflessione davvero interessanti che ci ricordano (perché il problema vero è che spesso rimuoviamo questa parte della vita) che il dolore ci divide e ci accomuna allo stesso tempo e che il nostro compito è di ritrovare il bisogno concreto di vivere tutto quello che ci capita. Lo possiamo fare se accettiamo la ricchezza di questa esperienza duplice.

Il dolore è esperienza soggettiva vissuta in modo specifico da ciascuno: a parità di stimolo doloroso non c’è mai una reazione identica ( e una valutazione identica) tra persone diverse.

E’ qui che nasce il racconto individuale, personale, soggettivo, dell’esperienza. E’ qui 121che il dolore diventa non solo conoscitivo per sé ma anche veicolo di trasmissione e di relazione. Lo è solo se espresso, regalato. Allora la letteratura che parla di questo diventa lettera viva, organismo multiforme che raggiunge tutti. In Oltre il dolore vengono citati diversi libri che parlano di questo. La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda per fare un esempio, o Il dolore di Marguerite Duras. MariaGiovanna Luini, a questo proposito, ha scritto anche un romanzo Il male dentro che racconta di Barbara, aspirante chirurgo, che decide di fare la specializzazione in un istituto oncologico. Un libro da leggere.

MariaGiovanna Luini

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http://www.mariagiovannaluini.it/

Così dice di sé: Scrive, comunica, viaggia. Mai ferma in un luogo solo e in un unico ruolo: scrivere, creare storie e divulgare la scienza, prendersi cura degli altri sono i suoi bisogni (e le fonti della sua gioia).

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Rossella Pretto e MariaGiovanna Luini

Una bella donna, forte, indipendente e piena d’energia. L’ho incontrata alla presentazione del suo ultimo libro ed è proprio così: mai ferma, in continua, dichiarata evoluzione e trasformazione. Che bello che queste persone scrivano e raccontino pezzi importanti di vita, esperienze che ci fanno riflettere e ci accompagnano lungo un percorso difficile e nascosto ma ricco e straordinariamente vitale.

La prossima collaborazione (tra le mille cose che fa) partirà a gennaio. Qui:

http://www.sdiario.com/doctorwriter/

Allora l’imperativo è aprire la porta per donare la propria esperienza, per far pensare, per avvicinarci in maniera spontanea attraverso la compassione che può e deve nascere dalla scrittura.

Sono tanti i siti che parlano di questo. Ad esempio:

http://www.scrivo.me/2013/11/22/narrare-la-malattia/

http://www.omni-web.org/chi-siamo/osservatorio-medicina-narrativa-italiano/

La letteratura è il nostro modo di testimoniarci nella maniera più profonda e sfaccettata che c’è. Non solo parole!