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La conoscenza del mondo di un altro ci apre le porte del nostro.
E’ sempre così, lo è fin dall’inizio, da quando nasciamo e impariamo a vivere grazie alle esperienza che facciamo stando vicino a mamma e papà, grazie al loro modo di essere. E continuiamo così anche a scuola.

Leggendo un libro impariamo cose che non ci appartengono, cose che ci mostrano un mondo diverso, una realtà distante dalla nostra ma che sottende una comune sensibilità perché quella realtà diversa è tale solo in apparenza visto che ci possiamo riconoscere anche nelle esperienze di una persona che vive a migliaia di chilometri da noi e vive una vita che possiamo invidiare oppure che compatiamo ma che, in fin dei conti, ci assomiglia terribilmente: il nostro cuore e il suo sono uguali, sono i fatti che ci diversificano.

Spesso, però, succede che siamo portati a crescere sottolineando le differenze, la nostra mente funziona così. E allora, studiando ciò che non siamo- o non siamo solo in apparenza- riusciamo a imparare qualcosa di nuovo su di noi.
Sarà per questo che la letteratura è ancora insegnata nelle scuole? Sarà per questo che in un’Italia ormai allo sbando si riesce ancora – a fatica, a dire la verità, ma si riesce- a studiare la vita dove non sospettiamo che si possa trovare? Nei libri, ad esempio?

cose-libriamociChe cos’è Libriamoci? Tre giornate di lettura ad alta voce nelle scuole promosse dal ministero dell’Istruzione e da quello della Cultura. «Il libro – ha detto il ministro Giannini – è una presenza che nella vita dei ragazzi c’è molto di più di quanto si pensi. Magari con diversi strumenti di accesso, con una diversa versatilità dall’uno all’altro rispetto alla nostra tradizione solo cartacea». In un’epoca come la nostra «la parola – ha osservato il ministro – è lo strumento privilegiato per entrare in contatto con la realtà. Leggere libri ad alta voce diventa un modo, forse l’unico, per condividere la propria visione del mondo, quella di chi ha scritto quel testo».

L’iniziativa «Libriamoci», promossa il 29, 30 e 31 ottobre dai due ministeri in collaborazione con il Centro per il libro, ha organizzato 1.4000 eventi. I ministri Franceschini e Giannini, insieme a decine di artisti, attori, giornalisti, musicisti, registi, sceneggiatori e amministratori che hanno raccolto l’appello, sono andati nelle scuole italiane per proporre agli studenti la lettura di un testo. Tantissimi i «nomi» che hanno aderito all’iniziativa: dal maestro Ennio Morricone a Neri Marcorè, da Nicola Piovani e Gino Paoli a Pupi Avati, Massimo Ghini e Luciana Litizzetto. Il Corriere della Sera ha aderito all’iniziativa lanciando su twitter l’hashtag #unamoredilibro che ha sbancato il social network per giorni.

pennacLibriamoci rientra tra le iniziative che credono che un ragazzo con un libro ha un futuro davanti. E di questi tempi non è sempre facile pensare che qualcosa di totalmente immateriale come un libro possa cambiare le sorti del mondo. Eppure può farlo solo se diventiamo consapevoli che, come dice Pennac, “il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. Solo allora capiremo che è dentro a quel tempo apparentemente inerte e sprecato che si trova il modo per diventare cittadini attivi, con una mente libera, cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno.

Anche in questo caso la letteratura è in prima linea!

Rossella Pretto