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Che immensa tristezza pensare a come si comportano certe persone. Che tristezza vederlo, provarlo sulla propria pelle. Che tristezza pensare che siano brutte persone. E invece sono solo persone. Senza connotazione. Persone che forse scelgono di essere così o forse ignorano la loro parte più fragile, più delicata. E’ una lotta impari, nel nostro mondo, portare tenerezza. Verso se stessi, prima di tutto. Perché è un dovere farlo. Io lo sento. Eppure è così doloroso quando due fragilità si scontrano e non riescono a riconoscersi, ad accettarsi. E’ così doloroso restare a vedere l’incapacità di parlare semplicemente, dal bisogno. Anch’io faccio fatica. Anch’io sbaglio molto ma riflettendo capisco che lo faccio, che mi difendo e attacco, solo quando vengo ferita. E so che è una questione che riguarda solo me, che risuona in me indipendentemente dall’azione dell’altro. Richiama la voragine che mi accompagna. Da sempre. Ma quel buco è mio e devo vedermela da sola. Faccia a faccia con quel buio impestato. E quel grido d’aiuto è necessario a scoprire la piaga perché solo vedendola possa curarla. Certo che tendere una mano a chi vuole usarla per colpirti non è facile ma si deve tentare. Io lo faccio per necessità, perché credo fermamente nei principi che mi insegna Sensei Ikeda.Principi che sono “non solo parole” ma fatti, tangibili, che si toccano e impastano fango e ne ricavano forma. Qualunque sia. Sorprendendomi e trasformando amarezza in creazione. Umanità. Questa è la missione difficile di oggi. A fine giornata tirerò le somme e guarderò il cammino del giorno. Sono comunque grata di avere una fede che mi spinge sempre a guardarmi dentro e a lottare per materializzare, ogni volta di più, ciò che sono. Nel profondo. E a poterlo dire. Così. Pulita. E leale.
Buona giornata di rivoluzione a tutti!