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Atlante immaginario di Giuseppe Lupo (Marsilio)

“Penso davvero che una casa possa somigliare a un romanzo.[…] In passato, quando gli scrittori abitavano in edifici signorili, si pensava in grande e il lettore aveva da girare dentro palazzi a più piani, fra stalle, magazzini, cantine, frantoi, giardini, terrazzi. Come non paragonare la reggia di Cnosso al labirinto dell’Odissea o il castello estense a Ferrara al poema di Ariosto? Oggi tutto ciò è diventato difficile: siamo prigionieri di appartamenti condominiali, il tempo di uscire dall’angolo cottura per conquistare il letto, non più di quattro passi, e la stesura del libro è già terminata. Il narrare epico non è stato ammazzato dal Gruppo 63 o dal minimalismo, ma dalla speculazione edilizia che ha riempito le periferie di casermoni dormitorio e ha rinchiuso gli scrittori dentro scatole preconfezionate. Che tipo di romanzo può mai venir fuori da un trilocale?
Per fortuna, anche gli appartamenti emanano un loro fascino narrativo e, anche se per attraversarli basta il fiato corto di un breve racconto anziché la maratona di un’epopea, potrebbero diventare una mappa dell’anima, una specie di planimetria letteraria: invece di frazionarli in tanti piccoli locali che denominiamo per comodità cucina, soggiorno, camere da letto, corridoi, sarebbe meglio lasciarli indivisi e formare un gran bazar dove ogni cosa si amalgama, le voci dei bambini e la tosse dei nonni, la televisione e il miagolio del gatto, il trillo del cellulare e la lavatrice: un unico, grande impasto di suoni che costituisce il lessico della convivialità. In un ambiente simile (che gli esperti definiscono open space) Joyce o Gadda si troverebbero a meraviglia: non devono far altro che munirsi di una retina per farfalle e acchiappare a volo i rumori con cui si riempie la loro narrativa. Un pasticcio”.

Tratto da http://www.satisfiction.me/giuseppe-lupo-anteprima-atlante-immaginario/

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10648360_564890813616814_548963913793303302_o Potersi perdere nel dedalo….

[dèdalo1 agg. [dal lat. daedălus, gr. δαίδαλος], letter. – Ingegnoso, abile nella creazione di cose artistiche: O stupenda opra, o d. architetto! (Ariosto); tombada man d. scolpita (T. Tasso); Un saldo ei fece smisurato scudo Di d. rilievo (V. Monti)]. Oppure [dèdalo2 s. m. [dal fr. dédale, che riproduce il nome di Dedalo, come mitico costruttore del labirinto di Creta]. – Labirinto, ma solo in senso fig., andirivieni intricato di strade o di passaggi in cui sia facile perdere l’orientamento: cacciarsi in un d. di viuzze; anche in senso astratto: un d. di ipotesi, di considerazioni].

L’ingegno di alcuni abili romanzieri… quando riescono a portarci per mano a visitare le loro stanze segrete, quelle che non aprono a tutti, e poter sentire il profumo di nascosto, appartato, personale… Vado a leggere Dedalus di James Joyce.

Buona giornata.

arton38696