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10526031_818627094854563_4905889353110734944_nPhoto Debora Morelli

Erano mani che il mio inferno sapeva bene e io le guardavo dire dio in quelle sintesi di promesse a gocce. Erano coscienze sanguinanti universi e mordevano colera e grano, tentando elemosine di tendini ancora in volo. Erano vendette oscene che sbilanciavano a pugno, vibrando ipotesi di dolo, tra indecenti risalite e coltelli di paradisi mannari. E le guardavo, aritmetiche irrisolte, raccogliersi in ginocchio, replicando liturgie di irrimediabili omicidi. Mi amavi morire, ti dicevo: “salvami!”.

Erano mani, se volevano essere dio.

Vito Benicio Zingales

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10648360_564890813616814_548963913793303302_oCi si può perdere tra le parole di Vito Benicio Zingales. Quel che si afferra, fa precipitare irrimediabilmente tutto il resto; si galleggia sul senso di mancanza, di inappagamento, di percezione che si smentisce. Sembra di scivolare, liquidi, tra le emozioni di un io cui non si appartiene- lo si avverte intermittente e pericoloso come il lampeggiante di una volante che incombe dunque mai palese- un io che non si può afferrare se non imperfettamente e sempre in maniera parziale, contraddittoria, spiazzante. Una fatica di dire che è un dire totale.Un dentro con un linguaggio magmatico, un linguaggio fatti di salti, di immagini, di flash in bianco e nero, che nascono dal nero e al nero ritornano. Bisogna dimenticare il quotidiano per poter varcare zone liminali e cominciare a sentire in lontananza l’eco dei lupi mannari.

Il suo blog: http://zeta184.blogspot.it/

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10614282_812679472115992_4756821812381580131_nPhoto Viola Cadice